Tra cielo e terra si svolgono le attività estreme più interessanti. L’arrampicatore cerca di toccare il cielo con un dito, affrontando uno dei grattacieli più alti del mondo, mentre sotto di lui un gruppetto di ragazzi tenta i più pericolosi trick sugli skateboard. Una telefonata interrompe uno di loro: è la voce di un caro amico. Molto presto, dopo essersi preparato a dovere, cercherà di pescare qualche pesce, servendosi solo di un arpione e della capacità dei propri polmoni.

Le attività estreme richiedono anni di preparazione fisica e psicologica, sia che si tratti di attività riconosciute e regolamentate da una normativa nazionale che limita o autorizza la libertà degli sportivi, sia che, al cotrario, spingano gli atleti a cimentarsi in imprese ai limiti del possibile e della legalità. Non si tratta, sicuramente, di attività per principianti, per chi non ha un’adeguata preparazione teorica e pratica alle spalle… ne siamo sicuri?
Lo skateboard smentisce questa affermazione. Si tratta di un’attività nata per strada, cresciuta in mezzo ai giovani ed evolutasi con loro, dove si parte da zero, ci si rompe un dito (o due) e si sputa sangue nei parchetti e nelle vie della città, prima di arrivare a governare la tavola a rotelle. Uno sport che preferisce muoversi in completa libertà, nonostante i diversi tentativi di istituzzionalizzarlo, di renderlo disciplina olimpionica. Lo skateboard e l’arrampicata illegale si svincolano molto spesso dalla legge. Ogni tanto scattano le manette, qualcuno fa una brutta fine, ma la cosa non sembra interessare agli amanti delle discipline in questione.

Ovviamente non tutti coloro che praticano queste attività borderline lo fanno senza curarsi del fatto che viviamo in uno stato di diritto. Esistono skate-park e palestre di arrampicata con pareti artificiali. Esistono caschi, guanti, ginocchiere, gomitiere, corde di sicurezza. Esistono quegli sportivi che tengono in considerazione le condizioni climatiche, quelli che dicono no e che sanno fermarsi davanti ad un’impresa più grande di loro. Il discorso vale specialmente per chi pratica l’immersione in apnea.

Immergersi senza l’aiuto di bombole d’ossigeno per pescare o ammirare il paesaggio sottomarino è un’attività che non prevede improvvisazione né passi falsi. Gli apneisti devono mantenere il sangue freddo, la loro mente dev’essere libera e allo stesso tempo vigile. Solo in questo modo riescono a raggiungere gli obiettivi che si erano prefissati, a volte addirittura a superarli. Per loro, molto spesso (o anzi quasi sempre) non c’è un piano b, una seconda chance, ed è per questo motivo che l’apnea è, e sarà sempre, considerata uno degli sport estremi più pericolosi in assoluto.