Daniele Nardi è stato un alpinista italiano, deceduto il 25 Febbraio 2019 mentre tentava di scalare il Nanga Parbat assieme al suo collega inglese Tom Ballard
I primi successi
Nardi sin da piccolo vive a contatto con le montagne, nel 1995 affronta il suo primo 4000 in solitaria scalando le Grandes Jorasses Nel 2001 parte per il suo primo ottomila partecipando a una spedizione sul Gasherbrum II e, l’anno successivo, tenta la vetta del Cho Ovu, alla quale rinuncia vicino alla sommità per un principio di congelamento. Nel 2004 scala l’ Everest. Nel 2005 raggiunge la cima middle dello Shisha Pangma (8.027 metri). Nel 2006 scala l’ Aconcagua con un gruppo di alpinisti del Lazio, nell’ambito della spedizione “Missione città di Latina”. Nello stesso anno tenta la vetta del Makalu e il Nanga Parbat (8.125 metri), passando dal versante Diamir, e il Broad Peak (8.045 metri).
Consacrazione
Alpinista anarchico, romantico, non allineato. Sono tutte definizioni che
Potremmo riassumerle in una parola sola: un outsider. Però non un alpinista d’altri tempi: al contrario. Addirittura personaggio “social” e poi ancora (carica alla quale teneva moltissimo) Ambasciatore per i Diritti Umani nel mondo. Numerose le scalate di successo , nel 2007 scala il K2, l’ Himalaya, Everest, Monte Rosa, Jägerhorn, Ama Dablam fino alla vetta più ambita che si rivelerà fatale, quella sul Nanga Parbat.
Su, fino all’ultimo respiro

Il 18 dicembre 2018 Daniele Nardi parte dall’ aeroporto di Fiumicino, giungendo a Islamabad, dove incontra gli studenti dell’università e l’ambasciatore italiano. Con un volo interno, raggiunge Chilas unitamente a Tom Ballard. Nel giorno di Natale la spedizione giunge al villaggio di Ser, dove donano ai bambini materiale didattico portato dall’Italia. Il 29 dicembre i due giungono finalmente al campo base, ai piedi del Nanga Parbat, mentre il 31 si conclude l’allestimento del campo 1 a quota 4.700 m s.l.m. Il 5 gennaio il gruppo raggiunge il campo 2 a 5.100 m
s.l.m nonostante una temperatura di -25 °C, mentre il 9 gennaio viene raggiunto il campo 3 a 5.725 m. s.l.m sotto lo sperone Mummery. Dopo cinque giorni trascorsi per l’acclimatamento e trasporto del materiale in quota, il 16 gennaio Daniele e Tom arrivano a quota 6.200 m s.l.m laddove Nardi aveva tentato l’ascesa nel 2013 con Elisabeth Revol. Una perturbazione interrompe l’ascesa per diverse settimane, dato anche l’alto rischio di valanghe, a cui si aggiunge anche una scossa di terremoto. Il 22 febbraio arriva una schiarita: Daniele e Tom partono dal campo base, arrivando fino al campo 2. Il giorno successivo raggiungono direttamente il campo 4, proseguendo poi fino a quota 6.300 m. s.l.m , per poi ridiscendere al C4 a causa della nebbia, nevischio e raffiche di vento. Il 25 febbraio si perdono definitivamente i contatti radio con i due alpinisti, mentre il 26 viene attivato il sistema di soccorso pakistano, che però viene rallentato dall’improvviso scoppio di un conflitto militare ai confini con l’India, che determina la chiusura dello spazio aereo pakistano. Dopo un primo sorvolo avvenuto il 28 febbraio con esito negativo, viene deciso di prelevare quattro alpinisti esperti che si trovavano sul K2, tra cui il basco Alex Txicon, e di aviotrasportarli sul Nanga Parbat, ma a causa del maltempo riescono ad arrivare al campo base solo il 4 marzo. Il 6 marzo vengono avvistati con un teleobiettivo i corpi senza vita di Daniele e Tom legati a delle corde fisse, ma la notizia viene confermata solo il 9 marzo. A causa dell’impossibilità e pericolosità del luogo, non è al momento possibile procedere al recupero delle salme dei due alpinisti. Nardi rilasciò la sua ultima intervista alle Iene poco prima di intraprendere il suo ultimo, incredibile viaggio.
Ecco l’ultima intervista di Daniele
“Mi piacerebbe essere ricordato come colui che ha provato a fare una cosa incredibile…Se non dovessi tornare il messaggio a mio figlio è il seguente: non arrenderti e datti da fare “